Il social-network di Bari Santo Spirito...prima dell'era facebook.
Prima che Santo Spirito assumesse l'aspetto del borgo marinaro che oggi conosciamo, con le sue strade popolate di abitazioni e la costa divenuta luogo di villeggiatura, nell'entroterra immediatamente prossimo al mare esisteva già un edificio religioso destinato a lasciare un'impronta profonda nella storia del territorio: si trattava dell'antica chiesa dedicata allo Spirito Santo, dalla quale, secondo una tradizione storica ampiamente condivisa, avrebbe avuto origine il nome dell'attuale quartiere settentrionale di Bari, un tempo marina di Bitonto. Di quella costruzione non rimane oggi alcuna testimonianza architettonica visibile — non una parete, non un arco, né una pietra che ne ricordi con certezza l'esistenza — ma, attraverso documenti medievali, visite pastorali, testimonianze ottocentesche e antiche rappresentazioni cartografiche, è comunque possibile ricostruirne almeno in parte le vicende, integre nelle loro radici che affondano nel Medioevo e tragicamente concluse nei primi decenni dell'Ottocento con una demolizione tanto discutibile quanto irreversibile.
Il più antico riferimento documentario conosciuto alla chiesa risale all'età angioina, durante il regno di Carlo I d'Angiò, all'interno di un atto relativo alla delimitazione dei confini territoriali di Bitonto redatto nell'ambito dell'attività del giustiziere di Terra di Bari Simone de Bellovidere; tale documento, richiamando due lettere regie del 1273 e del 1274 presentate dal sindaco Palma de Paone, menziona un castello situato presso il mare nella località Archiro in relazione al luogo di culto («Item Castellum Quod Est In Mari Ubi Dicitur De Archiro (...) Quod Est Iuxta Ecclesiam Terrae Sancti Spiritus...»). Questo passaggio — di notevole interesse per la storia delle fortificazioni costiere locali poiché evoca il cosiddetto Castello di Argiro — permette di affermare che nella seconda metà del XIII secolo la chiesa costituiva già un riferimento territoriale talmente riconosciuto da essere impiegato nella descrizione dei confini, spingendo a ipotizzare che le sue origini fossero persino anteriori al 1273.
Un indizio interessante sulla sua funzione originaria proviene inoltre dalle Cronache di Giovinazzo del Lupis, dove Santo Spirito viene ricordata come una grangia dipendente da Santo Spirito di Napoli, evocando la tipica struttura agricola e monastica che, tra il XII e il XIII secolo (specialmente per opera dei Cistercensi), univa la vita religiosa alla gestione delle risorse rurali e all'accoglienza di lavoratori e viandanti. Sebbene occorra cautela poiché il solo riferimento alla grangia non ne dimostra la paternità cistercense né chiarisce con certezza il legame con le istituzioni napoletane, resta affascinante l'ipotesi che il nucleo originario del luogo sia nato non come villaggio di pescatori, ma come centro religioso e agricolo propulsore.
Benché l'edificio sia ormai scomparso, alcune testimonianze ottocentesche ne tramandano l'aspetto, a partire dallo storico De Simone che, nella sua Storia di Bitonto, ne descrive la fattura gotica in pietra lavorata fino alla volta (decorata da un affresco dello Spirito Santo) e l'altare rivolto a levante, secondo la consueta simbologia medievale legata alla luce e alla Resurrezione. Dettagli preziosi si devono anche al sacerdote don Vito Antonio Vacca che, nel 1896, raccolse le memorie dell'ottantenne don Francesco Santoro: quest'ultimo ricordava la chiesetta già in rovina nella sua giovinezza, descrivendola con impianto circolare, tratti gotici, ingresso a occidente e affreschi interni. Malgrado la complessa interpretazione di questa pianta "rotonda" — e considerato che l'etichetta di "stile gotico" rifletteva impressioni dell'epoca piuttosto che rilievi rigorosi —, le fonti concordano nell'evocare un edificio semplice ma dignitoso, la cui perdita appare ancor più dolorosa per la distruzione del ciclo pittorico interno.
Anche sull'esatta ubicazione si sono avute tesi differenti, a partire da quella (poco convincente) formulata nel 1891 dal Cerrotti, secondo cui la nuova chiesa ottocentesca sarebbe sorta sulle medesime rovine; l'atto di acquisto del terreno del 1843 non fa infatti alcun cenno a resti preesistenti. Molto più circostanziate si rivelano le note di De Simone e Vacca, i quali collocavano il sito all'interno delle proprietà delle famiglie Frisicchio e Bucquicchio, in prossimità della località "la Macchia" e di un casolare a sud-est della casina di Michele Santoro, in un'area in cui furono rinvenuti anche ruderi e ossa umane a testimonianza di probabili sepolture rurali. A conferma di questo quadro, una carta schematica del territorio bitontino del primo Ottocento (conservata alla Biblioteca «E. Rogadeo») posiziona la «Chiesa di S. Spirito» più a monte della strada per Bari verso Giovinazzo, confermando come il manufatto sorgesse nell'entroterra agricolo e non sulla superficie dell'attuale parrocchia.
Dopo le citazioni medievali la documentazione si fa frammentaria, registrando nel 1550 il rettorato di don Angelo Antonio Barisano e, il 26 marzo 1572, un deciso intervento del vescovo Cornelio Musso, il quale dispose la pulizia, la chiusura e il ripristino delle messe festive dell'edificio a spese del rettore. Tale provvedimento dimostra sia il persistere della funzione liturgica della chiesa, sia la necessità di organizzarne la gestione per i frequentatori e i lavoratori delle campagne circostanti. Un secolo dopo, la visita pastorale del vescovo Alessandro Crescenzo (9 maggio 1659) rivelò la necessità di importanti restauri alle strutture, al tetto e agli affreschi, oltre al suggestivo ordine di consegnare le chiavi al caporale della Torre Maggiore, evidenziando una stretta integrazione tra la sfera religiosa e il sistema di presidio costiero. Gli interventi prescritti diedero i loro frutti, tanto che il 29 ottobre 1674 il vescovo Tommaso Acquaviva ne elogiò il buono stato di conservazione.
Il XVIII secolo segnò tuttavia l'inizio di un inesorabile degrado: nel 1730, sotto il beneficio di don Giovanni De Lerma, l'edificio venne trovato pericolante, sconsacrato nei fatti e privo di arredi, portando le autorità diocesane a sollecitarne il restauro a pena di sequestro dei rendimenti. Nonostante il rigore dei controlli episcopali, il deterioramento proseguì nei decenni successivi fino al tragico epilogo consumatosi tra il 1832 e il 1835. In quel periodo, il proprietario Sergio Frisicchio avrebbe favorito la demolizione della struttura lesionata al fine di allontanare i ragazzi della zona che vi si rifugiavano disturbando il vicino frutteto, operando — secondo la tradizione storiografica locale — con la tacita complicità del vicario capitolare don Carlo Romanelli. Il dettaglio più drammatico, tramandato da De Simone, vuole che l'abbattimento sia avvenuto appena cinque giorni prima dell'arrivo di un decreto governativo da Napoli che ne autorizzava il restauro; alla distruzione seguì poi la vendita dei materiali lapidei da parte del figlio del Frisicchio a un certo Francesco di Bello, disperdendo per sempre le pietre e l'apparato decorativo del tempio.
Attorno al 1840 il vescovo Nicola Marone tentò invano di individuare il sito esatto dell'edificio svanito, scontrandosi con l'ulteriore rimozione dei ruderi ad opera dei proprietari del fondo, finché nel 1843 l'acquisto di una diversa particella aprì la strada alla costruzione (nel 1852) della nuova chiesa parrocchiale, destinata a raccogliere l'eredità spirituale ma non l'ubicazione dell'antica grangia. La vicenda si chiude così con un paradosso: sebbene di una struttura attiva per oltre cinque secoli non rimanga oggi alcuna traccia materiale, il suo nome è sopravvissuto, traslandosi dall'edificio sacro al territorio circostante fino a definire un intero centro abitato. Pur testimoniando la fragilità del patrimonio storico di fronte all'incuria e agli interessi privati, la storia dell'antica chiesa di Santo Spirito dimostra come la memoria sappia custodirsi nelle carte e nelle testimonianze, facendo sì che, in modo inconsapevole, l'eco di quel luogo scomparso risuoni ogni volta che pronunciamo il nome del nostro paese.
Visualizzazioni: 22
Tag:
Ovviamente l'immagine a corredo del post è una ricostruzione immaginaria dell'antica chiesa.
Commento
Benvenuto in
BARI SANTO SPIRITO
Prima che Santo Spirito assumesse l'aspetto del borgo marinaro che oggi conosciamo, con le sue strade popolate di abitazioni e la costa divenuta luogo di villeggiatura, nell'entroterra immediatamente prossimo al mare esisteva già un edificio religioso destinato a lasciare un'impronta profonda nella storia del territorio: si trattava dell'antica chiesa dedicata allo Spirito Santo, dalla quale, secondo una tradizione storica ampiamente condivisa, avrebbe avuto origine il nome dell'attuale quartiere settentrionale di Bari, un tempo marina di Bitonto. Di quella costruzione non rimane oggi alcuna testimonianza architettonica visibile — non una parete, non un arco, né una pietra che ne ricordi con certezza l'esistenza — ma, attraverso documenti medievali, visite pastorali, testimonianze ottocentesche e antiche rappresentazioni…
ContinuaPost aggiunto da Leonardo Basile il 31 Ottobre 2026 alle 20:44 — 1 Commento
Ci sono opere che non si possono giudicare soltanto attraverso i criteri della storia dell’arte, perché il loro significato si è sedimentato nel tempo, insieme alla vita della comunità che le ha accolte. La pala dell’altare maggiore della Chiesa Parrocchiale dello Spirito Santo, a Santo Spirito, è una di queste. Dipinta da Francesco Spinelli, pittore bitontino nato nel 1832 e scomparso nel 1907, la tela raffigura la Discesa dello Spirito Santo su Maria Vergine e gli Apostoli, episodio evangelico che celebra la Pentecoste, momento fondativo della missione apostolica.
È un dipinto di notevoli dimensioni — 160 × 230 centimetri — realizzato a olio su tela e presumibilmente…
Post aggiunto da Leonardo Basile il 27 Ottobre 2026 alle 15:44
In 'Couleur 4 - Geometrie', lavoro realizzato da Leonardo Basile qualche anno fa, la composizione si presenta come un campo di forze nel quale forme geometriche, frammenti cartacei, immagini fotografiche e campiture cromatiche si sovrappongono, si urtano e si contaminano reciprocamente. Non siamo di fronte a una geometria ordinatrice, concepita per ricondurre il mondo a un equilibrio razionale, ma a una geometria inquieta, mobile, quasi esplosiva, che sembra restituire la complessità del reale attraverso la frammentazione.
Il rosso dominante dello sfondo costituisce la prima, potente dichiarazione visiva. È un colore che…
Post aggiunto da Loredana Grassi il 25 Ottobre 2026 alle 8:12 — 1 Commento
Oggi Santo Spirito è un quartiere di Bari affacciato sul mare, fatto di case, barche, lungomare e vecchie ville ormai inglobate dall'edilizia moderna. Ma 178 anni fa, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1848, questo piccolo borgo marinaro fu teatro di una riunione clandestina destinata a entrare, sia pure quasi in punta di piedi, nella storia del Risorgimento meridionale.
La polizia borbonica parlò di «un misterioso assembramento» e riferì alla magistratura che «in una sera sono convenuti a Santo Spirito i più esaltati della provincia». Quegli 'esaltati' erano nobili, professionisti e borghesi liberali…
Post aggiunto da Leonardo Basile il 10 Ottobre 2026 alle 21:00
Riceviamo (e naturalmente pubblichiamo con piacere) il testo della prefazione alla raccolta di componimenti adolescenziali in versi titolata Prime Fughe:
"Ci sono scritti che, riletti dopo molti anni, chiedono di essere giudicati. E poi ce ne sono altri che chiedono semplicemente di essere letti. Questi venti componimenti appartengono alla seconda categoria.
Sono nati fra il 1977 e il 1980, quando chi li ha scritti aveva poco meno di vent'anni. Non è un…
Post aggiunto da RDS il 10 Ottobre 2026 alle 19:30
C’è un momento speciale, per chi ama l’arte, in cui le porte dello studio dell’artista si schiudono e ci è permesso di spiare non solo le sue opere, ma i suoi pensieri più intimi. È esattamente questa la sensazione che si prova leggendo "Tra la pittura e le parole", una lucidissima e onesta riflessione pubblicata dal pittore santospiritese Leonardo Basile sul suo sito personale.
In un mondo dell'arte spesso soffocato da critiche astruse, concettualismi esasperati e "spiegoni" accademici utili solo a riempire i cataloghi, la voce di Basile arriva come una boccata d'aria fresca. È la voce di un artigiano della pittura che non ha paura di mostrare la propria vulnerabilità davanti a una domanda che ogni artista si è sentito rivolgere almeno una volta nella vita: «Perché…
Post aggiunto da Loredana Grassi il 23 Settembre 2026 alle 12:53
Affacciata sul mare Adriatico, la Torre Saracena di Bari S. Spirito è uno dei simboli più riconoscibili dell'antico borgo marinaro. La sua presenza, severa e insieme profondamente mediterranea, appartiene da secoli al paesaggio di S. Spirito e ne racconta la particolare relazione con il mare.
La torre fu edificata nel XVI secolo, nell'ambito del sistema difensivo costiero del Regno di Napoli, una complessa rete di torri di avvistamento costruite lungo le coste del Mezzogiorno per segnalare tempestivamente l'arrivo delle navi nemiche e proteggere le popolazioni dalle incursioni provenienti dal mare.…
Post aggiunto da Associazione LEONARDO da VINCI il 20 Settembre 2026 alle 14:35
Forse la categoria dei giornalisti — della carta stampata come della televisione — dovrebbe recitarsi un De profundis. Non tanto per augurarsi la scomparsa della categoria, quanto per prendere atto della profonda crisi di credibilità nella quale una parte - gran parte - dell'informazione sembra essersi volontariamente inabissata.
A guardare le cose dalla parte di noi utenti, cioè di coloro che l'informazione dovrebbero riceverla e non subirla, il problema è evidente: sempre più spesso non ci viene raccontato ciò che è accaduto, ma ciò che qualcuno ha deciso che dobbiamo pensare di ciò che è accaduto.
La notizia è diventata…
Post aggiunto da Leonardo Basile il 13 Settembre 2026 alle 20:57
Post aggiunto da Leonardo Basile il 7 Settembre 2026 alle 6:33
Nel corso del mio percorso artistico ho realizzato molte opere, diverse per tecnica, linguaggio, periodo e ricerca. Ognuna è nata da un momento preciso, da un'idea, da una riflessione, da una necessità espressiva.
Guardandole oggi, a distanza di anni, mi rendo conto che alcune di esse raccontano molto più di quello che appare a un primo sguardo. Dietro una forma, un colore, una composizione o una scelta tecnica c'è spesso un pensiero, una domanda, un percorso che non…
ContinuaPost aggiunto da Leonardo Basile il 6 Settembre 2026 alle 6:00
© 2026 Creato da Leonardo Basile.
Tecnologia

Devi essere membro di BARI SANTO SPIRITO per aggiungere commenti!
Partecipa a BARI SANTO SPIRITO